
Venerdì 20 marzo 2026 a Padova si è svolto, alla presenza dell’Assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile Elisa Venturini, il convegno organizzato dell’Albo Cavatori del Veneto, con la presenza di Confindustria Veneto, dal titolo: La strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SRACC) e il ruolo delle cave

Marco Vaccari, presidente dell’Albo Cavatori del Veneto, ha così introdotto il convegno: “Il convegno di oggi, con gli importanti contenuti, anche molto innovativi, vuole testimoniare un cambio di paradigma nel modo di rappresentare i nostri associati, le nostre funzioni e le nostre richieste rispetto alle amministrazioni pubbliche e alla Società veneta nel suo complesso.
Non vogliamo essere più considerati un problema, come accaduto in passato, ma dimostrare di essere un’opportunità. A fronte di problemi ambientali e sociali inimmaginabili fino a qualche anno fa, con il convegno di oggi NON vogliamo rappresentare le esigenze del nostro settore, che ci sono ma che affronteremo in altre sedi e contesti, ma vogliamo al contrario conoscere le esigenze che ha la Regione, e quali iniziative e misure ha messo in campo su questi temi, nell’interesse di tutti i Veneti.
“Ascoltando le esigenze della Regione, abbiamo fatto una panoramica di ciò che le cave possono offrire.
Il termine tecnico che viene utilizzato per indicare lo sfruttamento delle cave è COLTIVAZIONE e in questo convegno abbiamo visto che nelle cave, oltre alla materia prima, si possono coltivare servizi ecosistemici a beneficio di tutta la collettività. Si può coltivare l’acqua facendo delle cave delle zone di accumulo e di ricarica della falda. Si può coltivare la biodiversità coniugando attività agricole di pregio con il mantenimento di habitat naturali. Si può coltivare la CO2 in senso positivo, con piantumazioni da legno pregiato utilizzando specie ad alta capacità di cattura e stoccaggio della CO2. Si può coltivare materia prima secondaria alternativa e complementare alla materia prima da cava.”


“Parlando del settore estrattivo si può affermare che il nostro è un comparto di primaria importanza: senza le materie prime estratte dalle nostre cave e lavorate nei nostri impianti, non avremmo edifici, opere di difesa dei fiumi, infrastrutture stradali e ferroviarie – sottolinea Stefano Pasinato, referente attività estrattive di Confindustria Veneto – con circa 306 cave attive e circa 1.000 occupati il nostro comparto genera un valore della produzione che supera i 700 milioni di euro, contribuendo inoltre con oltre 5 milioni di euro di canoni versati a Comuni e Regione. In termini di filiera, circa il 70% del valore della produzione, inoltre, viene ridistribuito direttamente ai nostri fornitori e circa il 13% ai nostri collaboratori contribuendo così alla sostenibilità economica ed alla ricchezza del territorio. Per fare un esempio su tutti, il nostro settore è vitale per l’edilizia, un settore strategico che da solo in Veneto conta quasi 130.000 occupati e genera oltre 5 miliardi di euro di valore aggiunto.”
I siti di cava rappresentano luoghi dalle notevoli potenzialità di sviluppo.
Nell’ambito della strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SRACC) le cave possono dare un contributo come siti idonei per la localizzazione di impianti fotovoltaici (art. 16 bis del Piano Cave 2025), possono diventare bacini di laminazione delle piene, bacini di accumulo acqua a scopo irriguo e bacini per la ricarica della falda.
Così ha illustrato l’ing. Vincenzo Artico, direttore della Direzione Difesa del Suolo della Regione Veneto, presentando al pubblico gli interventi regionali eseguiti e quelli in programma.


Alberto Scarsini, titolare della Inerti San Valentino, ha illustrato il ruolo delle cave nella gestione dei materiali inerti.
E’ necessario consentire alle cave di divenire poli integrati estrattivo-industriali, efficienti e sostenibili, riducendo il consumo di nuovo suolo industriale e ottimizzando le filiere locali dei materiali da costruzione.
Chiediamo di prevedere una modifica normativa regionale che consenta, all’interno del sedime di cava attivo, l’insediamento di impianti complementari all’attività estrattiva, trasformando le cave in poli produttivi integrati che valorizzano aree già pianificate e soggette a stringenti controlli e prescrizioni ambientali in materia di emissioni in atmosfera, gestione delle polveri, tutela delle acque, mitigazione acustica e ripristino finale. Così facendo si riduce il consumo di nuove aree industriali, si limitano trasporti e le emissioni e si migliorano l’efficienza economica e ambientale dell’intera filiera.
Valentina Gonzato, presidente e amministratore delegato di Albo Servizi srl, la società benefit dell’Albo Cavatori che si occupa di sviluppare progetti di beneficio comune, spiega che L’Albo Cavatori ha aderito al progetto Life Svolta Blu di Vi-Acqua promuovendolo tra i propri associati e candidando una cava come intervento pilota per interventi di laminazione e ricarica della falda e per la creazione di crediti blu.
L’Albo ha anche ideato e realizzato il progetto Cave Amiche delle Api, in collaborazione con l’Associazione Regionale Apicoltori del Veneto e con il patrocinio del Consiglio Regionale del Veneto. Una cava amica delle api è già stata inaugurata a Pedemonte (VI) e a breve ne verranno inaugurate altre nelle province di Treviso, Verona e Vicenza.
In collaborazione con Veneto Agricoltura è anche in corso un progetto pilota per testare le cave come siti per l’agroforestazione e arboricoltura da legno con specie ad alta capacità di sequestro della CO2 (progetto eCO2centrO2).
E’ anche in corso di realizzazione il progetto Inerbio che vede l’Albo Cavatori impegnato a fianco al Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, per la creazione nelle cave di prati aridi ad alta biodiversità.”


Elisa Venturini, Assessore regionale all’Ambiente, Clima e Protezione Civile, che ha seguito con attenzione le relazioni ha dichiarato: “La Strategia Regionale del Veneto di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SRACC) offre il quadro strategico per trasformare le cave da siti di estrazione a infrastrutture di resilienza climatica.
Questa trasformazione riconosce il ruolo storico delle cave nello sviluppo regionale e le posiziona come strumenti per affrontare le sfide climatiche future, dimostrando che la rigenerazione ambientale, l’economia circolare e lo sviluppo economico possono coesistere. Le cave del Veneto possono diventare un’opportunità da cogliere; attraverso il coordinamento tra istituzioni, mondo produttivo, ricerca e società civile, il Veneto ha la possibilità di dimostrare che la transizione verso la sostenibilità è realizzabile e conveniente.
Le cave possono evolvere da semplici aree di prelievo a spazi multifunzionali. Possono essere valorizzate come invasi idrici per la raccolta e il recupero delle acque, aree di recupero per il riutilizzo di materiali, siti per la produzione di energia rinnovabile o oasi naturalistiche, accoglienti per le api, come già dimostrato da alcuni esempi virtuosi nel nostro territorio che hanno saputo trasformare ex siti estrattivi in habitat preziosi per la biodiversità e luoghi di fruizione per i cittadini.
La nuova visione è superare la concezione delle cave come “ferite” nel paesaggio, che ha caratterizzato il passato, per trasformarle in vere e proprie opportunità positive per l’ambiente e la comunità.”






